Vai al contenuto
Home » Notes » Il Capitalismo Cognitivo

Il Capitalismo Cognitivo

copertina appunti capitalismo cognitivo


Molti economisti definiscono capitalismo cognitivo il capitalismo odierno. Questo “terzo” capitalismo, successivo a quello mercantile e poi industriale del passato, pone al centro il valore della conoscenza e dei beni immateriali. In questi appunti riassumo storia, definizione, caratteristiche e conseguenze del capitalismo cognitivo.

Definizione del Capitalismo Cognitivo

Il capitalismo cognitivo è una forma di capitalismo che si basa sull’accumulazione di capitale immateriale, sulla diffusione e socializzazione della conoscenza e sul ruolo fondamentale della conoscenza nel sistema economico.

Nel capitalismo cognitivo, infatti, la conoscenza diventa un vero e proprio fattore di produzione, necessario come il lavoro e il capitale monetario. La conoscenza è infatti un fattore intermedio nel circuito produttivo capitalistico.

Il costo e il valore di scambio della conoscenza

La conoscenza non ha una scarsità naturale, ma soltanto una scarsità artificiale.

Questo significa che la conoscenza, una volta scoperta, può essere diffusa e insegnata a chiunque senza limiti o vincoli di alcun tipo.
É l’uomo stesso a decidere di sottoporre la conoscenza ad una scarsità artificiale, ovvero di porre in essere dei meccanismi volti a limitare la diffusione e l’usabilità della conoscenza.
Questi meccanismi sono ad esempio i brevetti, i diritti d’autore e le licenze, che consentono al primo individuo che ha prodotto un certo asset cognitivo (una conoscenza, una invenzione) di sfruttarlo economicamente. In questo modo alla conoscenza viene attribuito un valore di scambio.

Il costo di produzione della conoscenza è altamente incerto poichè il processo di apprendimento e di ricerca è per sua natura aleatorio (“ovvero, finchè non raggiungi una scoperta o un’idea, non sai quanto potrà costarti il processo di inventarla”). Il costo di produzione della conoscenza è inoltre totalmente diverso dal costo di riproduzione: una volta ottenuta la conoscenza, il costo per riprodurla insegnandola ad altri individui tende a zero.

Diffusione e socializzazione della conoscenza

Il valore degli asset cognitivi dipende quindi da questa forma di scarsità artificiale e tende a descrescere col tempo. Due processi importanti influenzano il valore della conoscenza: diffusione e socializzazione.
Con diffusione si intende l’uso di quella conoscenza nella società, con socializzazione si intende il processo con il quale al conoscenza diventa gradualmente patrimonio comune della società, man mano che si abbattono le barriere che ne limitano l’accesso.

Il proprietario o possessore della conoscenza (ovvero del brevetto), deve essere in grado di aumentare la velocità del processo di diffusione sfruttando economicamente la sua scoperta e rallentare il processo di socializzazione. Il valore disponibile della conoscenza dipende dal gap effettivo tra questi due processi.

Mismatching del capitalismo cognitivo

Questa logica di valorizzazione della conoscenza è in contrasto con gli interessi dei soggetti che vorrebbero utilizzarla. Si creano quindi tre principali mismatching (= incoerenze, contrasti);

  1. Diffusione / appropriazione: la conoscenza genera un valore ancora maggiore se viene diffusa nella società, ma la diffusione genera una riduzione del grado di appropriazione, e quindi della possibilità di estrarne valore.
  2. Tempo della vita / Tempo della produzione: il ritmo di produzione della conoscenza ha spesso un ritmo molto lento e incerto, a causa della complessità della natura della ricerca della conoscenza. Una volta prodotta la nuova conoscenza, invece, il tempo della produzione ha un ritmo estremamente rapido dovuto all’intenzione di sfruttare al massimo la conoscenza prima che diventi socializzata
  3. Rischio di investimento / produzione del valore: i soggetti tendono a ridurre gli investimenti nella ricerca delle nuove conoscenze per la paura del valore non garantito, ma sono solamente gli stessi investimenti che possono favorire la ricerca e quindi la produzione del valore.

I valori immateriali nel capitalismo cognitivo

I valori immateriali nel capitalismo cognitivo sono principalmente tre:

  1. Innovazione: l’innovazione ovvero la capacità di innovare e produrre nuova conoscenza per essere sempre più avanzati dei concorrenti
  2. Flessibilità: la capacità di adattarsi al mercato e alla domanda che cambia, anche rapidamente e inaspettatamente
  3. Brand: bene immateriale che identifica una impresa e i suoi prodotti di fronte ai possibili consumatori / compratori.

Come è cambiato il Brand nel capitalismo cognitivo

Dalla fine del XIX secolo il brand ha assunto un’importanza sempre maggiore. Nato come una semplice etichetta dell’oggetto per identificarne il produttore, negli ultimi anni il ruolo del brand è cambiato profondamente.
Oggi il brand è percepito come un valore immateriale aggiuntivo al prodotto. Il consumatore, acquistando l’oggetto, sa che sta acquistando sia l’oggetto materiale che l’esperienza immateriale garantita dal brand.
Il concetto di brand si è evoluto: ora il brand è in grado di offrire al consumatore un’emozione aggiuntiva e la certezza della qualità, ma non solo: anche la condivisione di valori e il sentimento di far parte di una identità.

In questo modo il brand management sta diventando sempre più la gestione di un processo di consumo. Con brand management ci si riferisce all’attività di rafforzamento dell’immagine e gestione del brand. I principali strumenti di brand management sono la pubblicità, gli sponsor, la presenza nei media e agli eventi.

Produzione Sociale

Il capitalismo cognitivo è caratterizzato da un fenomeno chiamato produzione sociale, inesistente nei capitalismi precedenti.
Per produzione sociale si intende il lavoro dell’individuo con l’obiettivo di creare una conoscenza da offrire alla società, senza chiedere in cambio una remunerazione monetaria.

L’esempio più importante di produzione sociale è il software open source: persone da tutti gli angoli del mondo sono in grado di lavorare insieme, per un fine condiviso, spinti da motivazioni diverse da quella del guadagno economico.

Nella produzione sociale l’obiettivo è ottenere una posizione sociale ovvero riconoscimenti, notorietà e reputazione all’interno di una certa comunità, accantonando il guadagno economico. Chi partecipa a questo tipo di progetti è disposto a farlo per fini altruistici, per costruire una rete di conoscenze e per appagare il bisogno di relazionarsi con gli altri. Bisogno che il denaro non può soddisfare.

Trovi altri appunti in tema economia cognitiva a questo link.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *